A Vietri sul Mare il "ritiro della pace" da trampolino alla rinascita azzurra sotto gli occhi dell'ex Vinicio

Nel primo anno di Diego Armando Maradona in maglia azzurra, stagione 1984-85 con il campionato che ancora prevedeva per la vittoria i due punti, il Napoli dopo tredici partite aveva appena raccolto 9 punti frutto di due vittorie cinque pareggi e addirittura sei sconfitte.

Nel mese di Dicembre che precedettero le festività natalizie furono tre consecutivi i risultati nefasti incassati dai partenopei, Inter, Roma e Juventus, che li proiettarono piena zona retrocessione, malgrado la presenza in squadra del Pibe de Oro.

Alla ripresa del campionato l’allora tecnico del Napoli Rino Marchesi decise di portare la squadra in ritiro a Vietri sul Mare, nota cittadina balneare della penisola sorrentina, che non avrà avuto lo stesso scenario della bella stagione, ma che fu propedeutico per il proseguo del campionato e per cementare un gruppo che da li a qualche anno avrebbe fatto la storia del club.

Il giorno che la squadra arrivò in costiera, manco a dirlo l’unico che non rispose presente agli ordini della società fu Maradona, che non ne voleva sapere di questi metodi restrittivi imposti. Tra i più esagitati ed esasperati da quella mancanza di rispetto furono Luciano Castellini, Salvatore Bagni e Walter De Vecchi, che pretesero un intervento forte del capitano Bruscolotti che a fatica riuscì a condurre Diego in quella località a cinque stelle.

Una di quelle sere, qualche anno dopo raccontò l’ingegnere Ferlaino, minacciò il fuoriclasse argentino che voleva andare via: “Se abbandoni la tua camera a Napoli non giochi più”. La storia racconta che Maradona non abbandonò il ritiro perché come ribadì sempre il presidente del Napoli: “Diego era un ribelle ma con un alto senso del dovere".

Quel momento di forte aggregazione passò alla storia del Napoli, come il “ritiro della pace e, soprattutto, fu il toccasana per ricucire rapporti ed uscire dalla crisi, in seguito al quale il Napoli conquistò ventiquattro punti in diciassette partite, allontanandosi dalla zona retrocessione classificandosi alla fine della stagione all’ottavo posto.

Di ritorno da quel benedetto ritiro, il 6 gennaio 1985, per la quattordicesima giornata di serie A, il Napoli ospitò l’Udinese dell’ ex Vinicio - 69 goal con la maglia del Napoli dal 1955 al 1960 e allenatore delle meraviglie che negli anni ’70 anticipò le alchimie tattiche del grande Ajax e dell’Olanda di Johan Cruijff.

Un acquazzone prepartita e una pioggia senza interruzione contribuirono a rendere il prato di Fuorigrotta in un acquitrino misto a fango degno dei peggiori campi di periferia. Ai bordi di esso il presidente del Napoli Corrado Ferlaino stretto nel suo doppio petto di cammello e dietro la porta, il DS Antonio Juliano con tanto di sediolina, cappellino e coperta al seguito.

Agli ordini dell’arbitro Lanese di Messina, partenopei e friulani quel giorno dell’Epifania si diedero battaglia tra rigori visti e non visti, e tra quelli assegnati e quelli negati. Il brasiliano Edinho aprì le marcature proprio dal dischetto, portando avanti i suoi mettendo paura agli spettatori e rievocando brutti pensieri ai calciatori del Napoli.

Ma proprio Diego Armando Maradona fu a pareggiare i conti, grazie al penalty che Lanese concesse anche ai padroni di casa per atterramento in area dello stesso numero 10 azzurro. L’altro argentino Daniel Bertoni, per non essere da meno alla festa sudamericana a cui era stato invitato, fece il suo dovere realizzando il 2-1 per il Napoli con un gran destro che si infilò sotto la traversa.

Gli indomiti friulani dallo spirito da leone del proprio allenatore accettarono la sfida, e con uno dei più bei gol del campionato ad opera di Miano, che con un tiro di prima intenzione, calciò un pallone imparabile illuminando il buio San Paolo, ristabilirono le distanze tra le due squadre, 2-2 e squadre negli spogliatoi per la fine della prima frazione di gioco.

Al ritorno in campo, Lanese negò un calcio di rigore a Bagni, poi, nessuno saprà mai se suggestionato dal dubbio sulla decisione precedente, ne assegnò un altro al Napoli, ma stavolta per un fallo che apparì a tutti come uno strumento di compensazione. Dagli undici metri Maradona fu la solita sentenza, e per gli azzurri fu di nuovo vantaggio, che divenne poker grazie alla doppietta di Bertoni che imbeccato da un Salvatore Bagni in giornata di grazia, Bertoni, colpì di testa da solo davanti alla porta, 4-2 per gli azzurri.

Quando l’estremo difensore partenopeo Castellini trasformò il pallone in una saponetta lasciandoselo sfuggire dalle mani, si materializzò la terza rete dell’Udinese che per fortuna non procurò ulteriori danni al Napoli che dopo una battaglia nel fango portò a casa i due punti che lo staccarono dalla zona retrocessione e lo lanciarono verso una rincorsa al rialzo.

Eppure in quel Napoli-Udinese 4-3, partita per la salvezza fa una certa impressione ricordarsi che a giocarla c’erano calciatori di caratura mondiale e che oggi una situazione del genere non riuscirebbero nemmeno a immaginarla, ma soprattutto con la cornice di uno stadio colmo di passione con quasi novantamila spettatori, che ad oggi è solo un nostalgico ricordo.

Altri tempi, bei tempi!!!

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