L'ultimo Careca in quel Napoli Genoa di fine stagione

In un clima da ultimo giorno di scuola si giocò Napoli - Genoa, stagione 1992/93, un'annata costellata da fallimenti sportivi e societari ormai alle porte.

Il campionato iniziato con Claudio Ranieri al timone della squadra reduce da un bel 4° posto della stagione precedente, presto vide un cambio di rotta con l'esonero del tecnico di Trastevere dopo l'1-5 casalingo a favore del Milan di Capello e l'avvento sulla pachina azzurra di un certo Ottavio Bianchi alla decima partita, che chiuse la stagione a due punti dalla zona retrocessione con soli 32 punti.

Era l'anno bis di Fonseca a Napoli, dell'avvento di Thern, Policano e Nela, dell'addio del francesino Laurent Blanc, ma sopratutto fu l'ultimo di Antonio de Oliveira Filho per tutti Careca.

Acquistato dal San Paolo per 4 miliardi di lire, il presidente Ferlaino se ne innamorò durante uno dei suoi viaggi in Brasile a Natale del 1986, e grazie alla mediazione dell'allora Agente FIFA Antonio Rosellini (unico procuratore italiano a vivere in Brasile e capace di muovere mezzo campionato paulista nel vecchio continente) lo sottopose sei mesi più tardi - con lo scudetto cucito al petto - ad un contratto di 600 milioni per 5 anni.

Attaccante unico nel suo genere, veloce, potente, dotato di una tecnioca formidabile, destro naturale era capace di calciare la palla in ogni modo. Ancora oggi è vivo il dibattitto a Napoli se Careca sia stato il miglior attaccante della storia in maglia azzurra. Una cosa è certa, negli anni 80 insieme a Marco Van Basten era considerato il miglior attaccante del mondo, e in Brasile - patria del calcio - uno dei più forti che abbia indossato la verde oro della selecao. 

Dopo 6 stagioni passate in riva al golfo, l'attaccante carioca collezionò 164 presenze e 73 gol l'ultimo dei quali proprio quel 9 Maggio 1993, di testa nel suo stadio il San Paolo, che lo vide qualche anno dopo spettatore dell'addio al calcio giocato.

E quell'assolata giornata di fine Maggio al San Paolo andava di scena il derby del cuore tra Napoli e Genoa appunto, due società amiche, due tifoserie gemellate da decenni.

Un nutrito numero di supporter rossoblù giunsero all'ombra del Vesuvio partiti il giovedi da Genova, addirittura a bordo di imbarcazioni e gommoni a mo di scampagnata, verso una città che li accolse nella splendita cornice di Mergellina con la solita convivialità.

Palla al centro il Napoli subito pimpante con un azione dalla sinstra innescata da Altomare e Tarantino, vide all'11' la spizzata di testa di Fonseca per l'accorrente Careca che in anticipo di testa sul difensore, depositò la palla in rete alle spalle del portiere Spagnuolo.

la partita visse di noia e lampi improvvisi, come quello che al 38' vide il raddoppio del Napoli con un azione travolgente di Ciro Ferrara che rubata una palla a centrocampo si avventurò nella meta campo genoana con un coast to coast che dopo una triangolazione con Carbone, lo vide gonfiare la rete per il 2-0 azzurro.

Primo tempo chiuso? niente affatto il grifone con una reazione d'impeto accorciò le distanze a fine primo tempo con Caricola (di Zola ne fu ombra con un'asfissante marcatura ad uomo), complice la difesa partenopea, imbarazzante davanti al tap-in tutto solo e a distanza ravvicinata del difensore rossoblù, 2-1 e tutti negli spogliatoi.

Alla ripresa del match il Genoa con i suoi tre pezzi da novanta Branco, Skuhravy e Padovano confezionò al 52' il gol del pareggio ligure. Punizione tagliata dalla destra del nazionale brasiliano per la testa dell'attaccante ceco che obbligo il portiere del Napoli Galli al miracolo, e a Carboni ad un fallo di mano sulla linea per scongiurare che il pallone entrasse.

Per l'arbitro Sguizzato di Verona fu calcio di rigore e cartellino rosso per il centrocampista azzurro. Dal dichetto l'ex Padovano fisso la partita sul punteggio di 2-2 nonostante l'arrembaggio finale del Napoli con gli assalti di Fonseca, Corradini e Crippa protagonisti di occasioni pericolose dal limite dell'area.

Di li a qualche giornata la fine del campionato con in atto la prima rivoluzione in società, Ferlaino coinvolto nella tangentopoli napoletana, sommerso di debiti e contestato dalla piazza, a Giugno lasciò la presidenza e passò la mano ai soci di minoranza Luis ed Ellenio Gallo ma non prima di imporre la direzione sportiva di Bianchi per il successivo corso targato Marcello Lippi.

Altri tempi, bei tempi.

 

 

 

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