Il Tunnel di Renica da preludio allo Scudetto

Quando le due squadre salirono le scalette che conducevano al prato del San Paolo, il brivido che corse lungo la loro schiena fu tanto lungo quanto quel muro di stoffa che campeggiava in bella mostra in Curva B.

I ragazzi del Commando Ultrà in pochi secondi dall’apice della gradinata, srotolarono un bandierone record di 200 metri per 140. L’azzurro orizzontale che dominava sul tricolore lungo l’intera curva, l’italia pallonara rimase a bocca aperta davanti a cotanto spettacolo.

29 Marzo 1987, 9° giornata di ritorno del Campionato di Serie A, in quella piovosa giornata di primavera a Fuorigrotta si giocava la madre di tutte le partite, Napoli – Juventus davanti ad 85 mila spettatori, record stagionale di presenze al San Paolo, affari d’oro per il botteghino e i bagarini.

La cronaca dell'epoca raccontava di biglietti di curva venduti a circa 100 mila lire, ben cinque volte il prezzo di prevendita imposto dalla società, che all'epoca risultava troppo permissiva - per usare un eufemismo - con sedicenti bagarini, una vero e proprio ammortizzatore sociale per quei tempi.

Il Napoli capolista, reduce dalla cocente sconfitta di San Siro ai danni dell’Inter, si apprestava a sfidare la vecchia signora di monsieur Platini, desideroso di vendicare la storica sconfitta dell’andata per 1-3 al Comunale di Torino.

Forza Ragazzi una sconfitta non fermerà il nostro cammino, con grinta coraggio e volontà, vinceremo”, fu l’incoraggiamento esposto in bella mostra sempre dai ragazzi della Curva B sempre quella domenica llo stadio, dopo la precedente debacle di Milano.

Ottavio Bianchi – fresco di rinnovo contrattuale per altri 2 anni – schierava quella domenica il portiere Garella difeso da Ferrario e Ferrara in marcatura con Renica libero e Volpecina (preferito a Bruscolotti) da terzino fluidificante. A centrocampo De Napoli ad uomo su Michel Le Roi, con Bagni a fare da incursore e Romano in cabina di regia. Davanti insieme a Maradona e Giordano l’insolito Caffarelli ad agire sull’esterno ai danni di Carnevale relegato in panca.

Da par suo l’ex Rino Marchesi orfano di Cabrini e Brio entrambi out, metteva in campo la seguente formazione: Tacconi Favero Caricola Pioli, Scirea, Manfredonia, Bonini, Mauro, Buso, Platini e Serena.

Pronti via il Napoli si mostrò subito pimpante e al 14’ un fallo di Manfredonia su Giordano, fece da preludio al vantaggio degli azzurri. Sulla palla, leggermente decentrato sulla destra alla distanza di circa 30 metri dalla porte c’era Diego Maradona e poco distante da lui il libero Renica.

Il tempo di sistemare la barriera e il fuoriclasse argentino toccò la palla per la breve rincorsa del difensore partenopeo, staffilata centrale e pallone che si infilò sotto le gambe del portiere Tacconi per l’ 1-0 del Napoli, il San Paolo esplose in tutta la sua fragorosa veemenza, con un boato avvertito indistintamente come un terremoto, dalle strutture adiacenti Piazzale Tecchio.

Pochi minuti dopo al 23’ sull’onda emotiva del parziale vantaggio, il Napoli ebbe l’occasione di raddoppiare con Giordano che imbeccato dopo una palla persa a centrocampo dalla Juventus, si trovò a tu per tu con il portiere bianconero. Tiro ad incrociare sul secondo palo e autentico miracolo di Tacconi che deviò in angolo a parziale riscatto dalla brutta figura in occasione del vantaggio azzurro.

La parata dell’estremo difensore diede la scossa a tutto l’undici juventino preso per mano dal suo fuoriclasse Platini, che inizio a dettare i tempi e a duettare costantemente con la punta Serena impensierendo non poco la retroguardia partenopea. E proprio allo scadere del tempo, su calcio d’angolo battuto dalla destra che la Juventus sfiorò il pareggio, palla sporca a centro area e girata di Serena che tutto solo colpi il palo. L’arbitro Pieri di Genova mandò tutti negli spogliatoi con le urla di Bagni contro Renica - reo di aver lasciato colpevolmente solo la punta bianconera - a far da sipario alla prima frazione di gioco.

Nella ripresa il Napoli non riuscendo da subito a sfondare centralmente provò con conclusioni dalla distanza, come quello di Romano al 48' per l’ennesimo miracolo domenicale di Tacconi.

Ma la doccia fredda per gli azzurri era dietro l’angolo, pochi minuti dopo infatti al 50’, il solito Platini lasciato colpevolmente tutto solo dalla retroguardia azzurra, mise al centro un cross morbido per l’accorrente Serena che di testa bruciò il diretto marcatore Ferrara e depositò il pallone alle spalle di Garella, 1-1 e palla al centro.

Gli uomini di Marchesi mostrando una condizione atletica invidiabile ribatettero colpo su colpo all'impeto azzurro ad onor del vero mai domo, fino al 58’ quando un cross di Maradona liberatosi dalla marcatura di Bonini, scodellò una palla al centro dell'area dove l’appena subentrato Carnevale al posto di Caffarelli, messo davanti alla porta, in maniera goffa scivolò ma nel cadere riuscì a rimettere miracolosamente una palla giocabile. Il rammarico per l'occasione appena mancata, lasciò subito posto all’orgsmo collettivo degli 85 mila del San Paolo, che con la coda dell’occhio videro avventarsi come un avvoltoio sulla palla Ciccio Romano, scivolata imperiosa e di piatto destro depositò la palla in rete per il 2-1 del Napoli

Il regista napoletano, arrivato nel mercato di riparazione autunnale dalla Triestina per intuizione dell’allora Ds Pier Paolo Marino, in trance per la gioia si lanciò verso la bandierina del calcio d’angolo in un simbolico abbraccio al pubblico, sommerso dalla gioia dei compagni accorsi che lo seppellirono letteralmente con una montagna umana, che gli costò la rottura dello zigomo per l’esultanza involontaria quanto “troppo calorosa” di Nando De Napoli.

Girandola di cambi nella formazione ospite che inserì in campo Briaschi e Vignola al posto di Bonini e Buso. Platini sugli scudi continuò da solo nel suo show personale che vide Garella protagonista di prodigiose parate a difesa del risultato.

La partita scivolò incerta e bellissima, caratterizzata da continui capovolgimenti di fronte, come quello che vide protagonista al 75’ Volpecina lanciato dalla trequarti da De Napoli. Il terzino partenopeo si involò sulla fascia seminando il panico nella difesa bianconera. Pallone al centro e colpo di testa in tuffo di Maradona, per l’ennesimo miracolo, il più bello perché d’istinto, targato Stefano Tacconi.

Non ci fù tempo più per le velleità bianconere, l’arbitro mandò tutti sotto la doccia, il Napoli aveva appena vinto una partita storica, una gara dai grandi contenuti tecnico tattici, tirata fino alla fine contro un valoro avversario, che gli consentì appena un mese più tardi, di salire sul gradino più altro del podio, conquistando dopo 60 anni dalla nascita per la prima volta nella sua storia, il tanto agognato titolo di Campione d’Italia.

Altri tempi, bei tempi.

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