A Roma dal dischetto, Maradona si riprese il Napoli

L’8 Ottobre dell’anno 1989 allo stadio Flaminio di Roma era di scena il cosiddetto Derby del Sole tra Roma e Napoli.

Ottava giornata di campionato e in piena frenesia per i Mondiali del 1990 la capitale si stava rifacendo il look e con lei lo stadio Olimpico chiuso per ristrutturazione, mettendo a disposizione delle squadre capitoline il Flaminio, 24.000 spettatori paganti in quella giornata giornata uggiosa, arrivava la capolista lo stadio era tutto a tinte giallorosse.

Lontani erano i giorni delle lunghe carovane dei tifosi azzurri che percorrendo la via Casilina venivano applauditi dai gemellati tifosi della Roma. Il tutto era saltato qualche anno prima a causa di brutti gesti di protagonisti in campo (Bagni con il gesto dell’ombrello all’indirizzo della curva romanista), e di acquisti (quello di Giordano al Napoli) mal digeriti sulla sponda del Tevere perché ex laziale.

Per il Napoli quella del 1989 malgrado un altro trofeo in bacheca, fu un’estate rovente. Maradona dopo la vittoria della Coppa Uefa, partito per le vacanze, decise di non tornare tacciando il presidente Ferlaino di essere il suo carceriere a causa della promessa non mantenuta di lasciarlo libero di accettare le lusinghe del presidente Bernard Tapie e di trasferirsi dell’Olympic Marsiglia.

In città sempre più insistenti erano le voci di collusione con la camorra e l’uso di droga da parte del fuoriclasse argentino, ma a suo favore c’era l’arrivo del nuovo tecnico Albertino Bigon, uomo mite, pratico e di carattere. Molto fortunato diranno alcuni dopo la vittoria dello scudetto di quell’anno, ma come sosteneva un certo Napoleone Bonaparte: “Meglio avere generali fortunati che bravi”.

Dopo aver disdetto circa una ventina di prenotazioni aerei sulla linea Buenos Aires-Roma, il Pibe De Oro fece ritorno a Napoli a campionato iniziato, ingrassato di parecchi chili, con la barba lunga e mal disposto verso l’ambiente. La città nonostante tutto lo accolse come il figliol prodigo, i compagni lo riabilitarono come il primo di loro, il pubblico lo acclamò come un re.

Il campione viziato non si allenava, spesso non era neppure rintracciabile, e le cose precipitarono alla vigilia della partita di Coppa Uefa col Wettingen, quando venne escluso, addirittura non convocato. Diego in quella occasione uscì dagli spogliatoi sbattendo la porta, la città iniziava a spaccarsi come si fa solo per i più grandi campioni.

Il campionato andava nel frattempo alla grande, anche senza stranieri il Napoli era in testa nonostante non giocassse bene ma ottenendo il massimo dai suoi giocatori, aspettando il rientro del capitano che avvenne a settembre inoltrato e nel segno dei rigori sbagliati stranamente per il numero 10 azzurro.

Prima con la Fiorentina in casa nella vittoriosa partita per 3-2 e poi con lo Sporting Lisbona nel ritorno del turno di Coppa Uefa, Diego si fece ipnotizzare dai portieri avversari.
Particolare fu l’episodio accaduto il 27 Settembre 1989, quando in procinto di battere il calcio di rigore dopo il termine dei tempi supplementari contro la squadra lusitana, il portiere Tomislav Ivkovoc si avvicinò a Maradona e per innervosirlo gli propose di scommettere 100 dollari sulla riuscita del penalty. La storia racconta che l’argentino sbagliò dal dischetto, che il Napoli passò il turno vincendo per 4-3, ma che l’estremo difensore slavo negli spogliatoi battè cassa riscuotendo quanto pattuito dagli undici metri.

Ed anche quella con la Roma fu una gara di rigore, questa volta realizzato da Maradona contro il suo strano tabù dagli undici metri per una sentenza come lui, e che fu la chiave di svolta alla sua stagione, nel lungo percorso che lo proiettò verso lo scudetto.

Il Napoli scese in campo quel giorno con la seguente formazione: Giuliani, Ferrara, Francini, Crippa, Alemao, Baroni, Fusi, De Napoli, Careca, Maradona, Carnevale.

I padroni di casa allenati dall’esperto Gigi Radice – ricordiamo che in quella stagione Ottavio Bianchi era stato scelto proprio come nuovo allenatore, ma a causa di problemi contrattuali con lo stesso Napoli, non potette allenare - risposero rispettivamente con: Cervone, Pellegrini, Nela, Manfredonia, Berthold, Comi, Desideri, Di Mauro, Voeller, Giannini, Rizzitelli.

La gara agli ordini dell’arbitro Magni di Bergamo, fu da subito molto spigolosa, e un Napoli scarico mentalmente non entrò in campo concedendo il vantaggio alla Roma con una colossale dormita della retroguardia per la rete di testa del difensore Comi al decimo minuto del primo tempo. Rischiando il definitivo tracollo con le occasioni sprecate a tu per tu con il portiere Giuliani, prima dal principe Giannini che in spaccata mise di poco a lato, e in seguito da Rizzitelli a porta praticamente vuota.

Più che una partita di calcio sembrò una resa dei conti, con calcioni che volarono dall’una e dall’altra parte, Manfredonia su Careca, Pellegrini su Maradona, lo stesso diez con un’entrata a piedi uniti su Desideri. Il Flaminio diventò un colosseo con i presidenti amici Ferlaino e Viola assiepati insieme nella tribuna d’onore ad assistere ad uno spettacolo poco decoroso per il blasone delle due squadre in campo.

Nella ripresa il Napoli riuscì ad equilibrare le sorti dell’incontro al minuto 55, sventagliata di De Napoli dalla trequarti e stop di petto perfetto in area del libero Baroni che spintosi in proiezione offensiva, eluse con un tocco la guardia del dirimpettaio Desideri. La voglia di recuperare la palla con un tentativo maldestro da parte del numero 7 giallorosso provoco una rovinosa caduta a terra del difensore azzurro, e l’arbitro Magni non potette che indicare il dischetto del rigore.

Sulla palla nemmeno a dirlo Diego Maradona, che incurante di fantasmi dopo e due rigori sbagliati in 10 giorni, guardò negli occhi il portiere Cervone, etanto bastò per spiazzare l’estremo difensore romanista, palla da una parte e portiere dall’altra per il pareggio azzurro.

La partita si trascinò nervosa fino alla fine con l'espulsione di Voeller per doppia ammonizione, e con un ultimo sussulto nel diagonale di Careca che Cervone riuscì a neutralizzare in uscita evitando il peggio per i padroni di casa, francamente troppo per l’ottima Roma vista in campo.

Il Napoli continuava così la fantastica cavalcata che l’avrebbe portato alla conquista del secondo titolo nazionale, un campionato caratterizzato dal corpo a corpo fino all’ultima giornata con il Milan degli invincibili. Una stagione ricordata per la monetina di Bergamo e la partita vinta a tavolino, il regolamento era quello che era, e legittimava queste situazioni un po' al limite Ma il Napoli arrivò meglio del Milan al rush finale soprattutto con i sudamericani tirati a lucido per i mondiali di calcio a dispetto dei rossoneri sul più bello risultati logori nella testa più che nelle gambe.

Altri tempi, bei tempi!!!

Foto estratta da rivistalaroma.it 

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