Quaderni di Serafino Gubbio operatore e l’avvento del Cinematografo

Luigi Pirandello (1867-1936) è stato un celebre scrittore italiano, vincitore di un Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Trai suoi romanzi più importanti ricordiamo Il Fu Mattia Pascal (1904) e Uno nessuno e centomila (1926).

Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1925) è un romanzo dalla trama complessa, che mette in evidenza il  rapporto che gli Intellettuali si trovarono ad intessere con il cinema; alcuni ne furono estasiati e cominciarono a partecipare attivamente alla nascita di questa nuova arte, come sceneggiatori o cedendo con piacere i diritti dei propri libri affinché diventassero film. Altri invece vissero con ostilità e paura l’avvento del cinematografo, e per una lunga fase, Pirandello fu tra questi.

Serafino Gubbio è un operatore cinematografico che vive il disagio della meccanicità delle proprie azioni, con l’evolversi della trama è sempre più chiara la sua perdità di identità personale, a favore di una sua identificazione con il mezzo con cui riprende ciò che accade.

Attorno al disagio dell’operatore ruota una storia d’amore/dolore che ha come protagonista una tipica Diva del cinema di quel periodo, Varia Nestoroff, bella e sprezzante, e due uomini a lei totalmente devoti, che perderanno la vita cercando di ottenere quell’amore totalizzante, che Varia gli negherà senza pietà.

Guardo per la via le donne, come vestono, come camminano, i cappelli che portano in capo; gli uomini, le arie che hanno o che si danno, ne ascolto i discorsi e i propositi […] Mi domando se tutto questo meccanismo della vita, non abbia ridotto l’umanità in tale stato di follia, che presto proromperà frenetica a sconvolgere e a distuggere tutto. Sarebbe forse, tanto di guadagnato. Non per altro: per fare una volta tanto punto e daccapo”.

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