La Cronaca / Cinema

La quinta stagione di Black Mirror sembra un'imitazione delle precedenti

Black Mirror è la serie antologia di Netflix che da qualche anno sta facendo molto parlare di sè. Innanzitutto perchè nonostante sia ambientata in un futuro prossimo, dove la tecnologia è solo leggermente più avanzata della nostra, è attuale. L'assoluta protagonista di ogni puntata è l'alienazione umana dovuta alle macchine, che evidenzia come nonostante ci sia stato un avanzamento scientifico, i problemi dell'uomo siano sempre gli stessi.

La serie drammatica è caratterizzata da una tecnica narrativa molto particolare che riesce sempre a lasciare l'amaro in bocca alla fine di ogni puntata. Lo spettatore è amareggiato e inquieto al tempo stesso per tutta la durata degli episodi.

Fino alla terza stagione, questo modo crudo di raccontare la realtà quasi contemporanea funziona molto bene, soprattutto grazie a ottime sceneggiature. A partire dalla quarta stagione, la serie comincia però ad arrancare, con un numero di episodi maggiore, da 3 a 5, e on trame al limite dell'horror.

La quinta stagione che torna ai tre episodi sembra addirittura essere un'imitazione delle prime tre. Storie simili, protagonisti quasi identici, come se i creatori si fossero resi conto dell'insoddisfazione e stessero facendo un passo indietro. Le puntate non sono scorrevoli, lo spettatore subisce un'ora di episodio senza il minimo coinvolgimento. L'ultima stagione non scava più la mente umana, non osa e non inquieta. Resta solo la parte che disturba. Sembrerebbe ora di chiuderla...

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